
Mamma tortora aveva fatto il nido fra i rami di un bell’albero frondoso: aveva raccolto fili d’erba, ramoscelli e, all’interno, alcune piume per renderlo più morbido. Era molto soddisfatta delle sue fatiche e già sognava i suoi piccoli. Così, un bel giorno, vi depose tre uova e le covò con tanto amore.
Dopo circa venti giorni, un bel mattino… tic… tic… tic! Un beccuccio uscì da un uovo; pian piano il guscio si aprì e ne sbucò un piccolino. Poco dopo, anche le altre uova si aprirono e nacquero gli altri due.
Mamma tortora era felicissima e continuava ad ammirare i suoi piccoli. Erano tre femminucce; pensò in fretta al nome da dare a ciascuna perché non c’era tempo da perdere: le piccoline incominciavano ad essere irrequiete e volevano mangiare. Così le chiamò Bianchina, Furbetta e Piumetta.
Da quel momento cominciò il grande lavoro. Mamma tortora volava via dal nido e andava giù a cercare semini, insetti, pezzetti di pane o di biscotto caduti a qualche bambino; poi di nuovo su al nido e poi di nuovo giù… e poi su… Quelle figlie avevano sempre fame! Crescevano però belle, piumate e con una gran voglia di spiccare il volo per conoscere il mondo.
Così, una mattina, la mamma diede loro il permesso di uscire dal nido, dopo essersi assicurata che le piccole ali fossero abbastanza forti. Fece raccomandazioni di ogni tipo e le tre sorelline volarono via felici e spensierate. Che emozione! Tutto era così grande!
Le avventure delle tre sorelline
Piumetta volò verso un grande albero poco distante. Lì trovò altre tortorelle della sua età e, siccome era molto chiacchierona, cominciò subito a fare domande e a raccontare storie: gurù… gurù… gurù…
Furbetta, invece, aveva visto dei bambini giocare nel parco. Essendo molto curiosa, li seguiva e osservava attenta i loro giochi. Uno in particolare attirò la sua attenzione: alcuni bambini si erano messi in fila dietro a una bambina rivolta verso un albero. A turno chiedevano:
— Regina, Reginella, quanti passi devo fare per arrivare al tuo castello?
E lei rispondeva, senza sapere chi le stesse parlando: — Tre passi da elefante! Oppure: Cinque da gallina! Oppure: Tre da gambero! (con questa frase bisognava tornare indietro).
Cambiava ogni volta il nome degli animali e il numero di passi. Il primo che arrivava alla “Reginella” vinceva e prendeva il suo posto. La Reginella doveva stare molto attenta a riconoscere la voce di chi le faceva la domanda e, quando sentiva che qualcuno la stava raggiungendo, lo rimandava indietro con i “passi da gambero” per restare al trono più a lungo. Furbetta si divertiva un mondo ad osservare la scena dal ramo su cui si era posata.
Di lì a poco arrivò Piumetta con le sue nuove amiche: anche loro avevano osservato altri bambini giocare a Nascondino, a “Rialzo”, a “Libera e Ferma” e a pallone. Erano felici quanto quei bambini e non vedevano l’ora di tornare al nido per raccontare tutto alla mamma.
La scoperta di Bianchina
Bianchina, la più romantica delle tre, si guardava attorno ammirando le bellezze del creato. All’improvviso sentì una bella musica provenire dalla finestra aperta di una casa e si avvicinò.
Dentro la stanza c’erano i componenti di un gruppo musicale che stavano provando le loro canzoni. Bianchina si fece coraggio, entrò dalla finestra e, lasciandosi trasportare da quelle note, cominciò a danzare. Per un momento i musicisti rimasero sorpresi, ma poi ripresero a suonare sorridendo e osservando i movimenti leggeri della tortorella.
Qualche ora più tardi, mentre si trovava nel parco, Bianchina sentì di nuovo la “sua” musica. Volò veloce verso quel suono e vide con meraviglia i suoi amici del gruppo folkloristico di Caldonazzo che suonavano e danzavano nei loro costumi tradizionali. Anche lei riprese a danzare, ma un po’ più in alto, sulla cima dell’albero più alto del parco. Provò una gioia immensa.
Alla sera, spiccò il volo e raggiunse le sue sorelline al nido. Quella notte nessuna delle tre riuscì a dormire: c’erano troppe cose meravigliose da raccontare!
Carla Vigolani 2007