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IL COSTUME TRADIZIONALE

Un’antica tavola illustrata di Carl Anton Joseph Von Lutterotti (1793), svela le profonde affinità storiche e geografiche tra l’Altopiano di Lavarone e la conca di Caldonazzo, offrendo preziosi spunti sull’origine degli abiti tradizionali ripresi dai fondatori del Gruppo Folk.

 1. Un’opera tra geografia reale e pittura di viaggio

Nel vasto patrimonio iconografico che descrive il Trentino dei secoli scorsi, spicca una raffinata tavola dal titolo bilingue: «Lavarone. L[and]gericht Levico den Caldonazzo» (*Lavarone. Distretto di Levico e Caldonazzo*).

Si tratta di un acquerello di viaggio — nato come rielaborazione “manierata” di uno schizzo dal vero — che rappresenta una sintesi perfetta tra paesaggio, vita quotidiana e costume locale.

Il paesaggio: dalla vite alle torri storiche

L’artista ha immortalato la vallata con una suggestiva prospettiva *a volo d’uccello*, ricca di dettagli storici e naturali:

La riviera agricola: Le sponde del Lago di Caldonazzo appaiono intensamente coltivate a filari di vite, affiancati da pioppi, alberi da frutto e ontani. I vigneti proseguono sui terrazzamenti del colle di Brenta, che divide il bacino di Caldonazzo da quello di Levico.

 Luoghi di fede e storia: Sulla roccia svetta la chiesetta di San Valentino con il suo campanile a vela e la casetta dell’eremita. Lungo la sponda si scorgono la Torre dei Sicconi (Castel Nuovo), la chiesa pievana dell’Assunta a Calceranica, Santa Caterina a Castagné e i vari masi sparsi.

La cornice montuosa: Sullo sfondo emergono la Marzola, la Vigolana, lo spallone di Cima d’Orno e il profilo della Paganella.

2. Il costume tradizionale: l’affinità con Caldonazzo

In primo piano, sulla terrazza naturale dell’Altopiano di Lavarone affacciata sui laghi, compaiono due figure vestite con gli abiti tipici dell’epoca (a cavallo tra la fine del ‘700 e l’inizio dell’800):

L’abito maschile: Composto da calzoni corti al ginocchio con calze alte, camicia bianca, gilet scuro ricamato, cappello rigido ad altezza pronunciata e mantello verde a tracolla.

 L’abito femminile: Caratterizzato da una gonna a pieghe rigate con bordo decorato, corpetto con maniche lavorate e sbuffanti, scialle dorato sulle spalle e copricapo rigido coordinato.

Questa raffigurazione testimonia non solo il gusto romantico dei viaggiatori dell’Ottocento, ma rispecchia fedelmente gli stili d’abbigliamento diffusi tra la popolazione locale della zona compresa tra Lavarone, Levico e Caldonazzo.

3. Il lavoro del Collegio dei Fondatori e la nascita del Costume Folkloristico

L’iconografia storica dell’epoca non è rimasta solo un ricordo su carta, ma è servita da solida base per la rinascita delle tradizioni Caldonazzesi.

Negli anni ’90, il **Collegio dei Fondatori del Gruppo Tradizionale Folkloristico di Caldonazzo** (guidato da Renzo Stenghel) ha intrapreso un attento percorso di ricerca etnografica e dotalizia, avvalendosi della consulenza di esperti di storia del costume come il *dott. Helmut Rizzolli* (protagonista della celebre conferenza a Casa Boghi nel 1995).

L’opera e altre testimonianze similari hanno permesso di ricreare i costumi attuali del Gruppo Folk con assoluto rigore filologico:

1. Il copricapo e il taglio degli abiti: Il caratteristico cappello rigido e la struttura della gonna femminile (dove oggi il nastro rosso indica la donna sposata) traggono diretta ispirazione dai modelli iconografici di quel periodo.

2. Il legame con la vite: Il profondo legame tra la comunità di Caldonazzo e la viticoltura — chiaramente visibile nei paesaggi terrazzati dell’acquerello — è stato celebrato anche nei dettagli del costume maschile, grazie alla decorazione a forma di *foglia di vite* ideata nel 2000 dallo stesso Renzo Stenghel per completare i pantaloni.

Conclusioni

Grazie alla rilettura di queste preziose testimonianze figurative, l’acquerello storico cessa di essere una semplice stampa d’epoca per diventare la prova tangibile di un’identità condivisa tra l’altopiano e il fondovalle. Un’eredità che il Gruppo Tradizionale Folkloristico di Caldonazzo continua a custodire e valorizzare ogni giorno attraverso i propri abiti e le proprie radici.

Scheda di sintesi dell’opera

Titolo dell’opera:** *Tavola 2. «Lavarone. L[and]gericht Levico den Caldonazzo»*

 * **Tecnica:** Acquerello (rielaborazione da schizzo di viaggio)

 * **Soggetto:** Costumi di Lavarone e veduta panormica del distretto di Levico e Caldonazzo

 * **Rilevanza etnografica:** Riferimento iconografico storicamente affine alla ricostruzione filologica del costume del Gruppo Tradizionale Folkloristico di Caldonazzo.

Nel panorama del collezionismo d’antiquariato e della memoria storica della Valsugana, anche un singolo oggetto può raccontare una storia fatta di ricerca, identità e profondo legame con il territorio. È il caso di un antico copricapo in feltro, legato alla figura di Germano Carpentari e acquistato nei primi anni 2000 durante uno dei mercatini dei rigattieri organizzati presso la storica Magnifica Corte Trapp di Caldonazzo.

Il cappello rappresenta un interessante punto di contatto tra la tradizione tessile alpino-tirolese e la sensibilità culturale che ha animato la comunità di Caldonazzo negli ultimi decenni.

Analisi e caratteristiche formali dell’oggetto

L’esame visivo del copricapo evidenzia elementi tipici della produzione artigianale e tradizionale dell’area tirolese e trentina:

  • Struttura e forma: Il cappello è realizzato in feltro di lana scuro (nero) con una cupola alta a tronco di cono e una tesa larga leggermente ricurva ai bordi, una linea tipica dei copricapi tradizionali dell’area alpina.
  • Fascia decorativa: La base della cupola è circondata da una fascia in feltro verde pino, la classica combinazione cromatica dell’abbigliamento folkloristico (Trachten). La fascia presenta una naturale patina del tempo con evidenti segni di usura.
  • Coccarda in tessuto: Sul lato del cappello è applicata una coccarda (Rosette) plissettata di colore chiaro (bianco/crema) con un bottone o una rifinitura centrale verde. Nelle dotazioni tradizionali, la coccarda fungeva da distintivo d’appartenenza territoriale o da supporto per l’inserimento di piume e ramoscelli augurali durante le festività.

Un’osservazione visiva del copricapo suggerisce forti affinità formali con i cappelli tradizionali maschili adottati dal Gruppo Tradizionale Folkloristico Caldonazzese. Sebbene si tratti di due entità distinte — l’esemplare in questione è stato infatti acquistato da Germano Carpentari molti anni dopo che il cappello del gruppo folk era già stabilmente in uso — la somiglianza conferma l’appartenenza a un medesimo codice visivo e culturale profondamente radicato nel territorio.

La definizione dei costumi storici del Gruppo Folkloristico di Caldonazzo è stata il frutto di un importante percorso di riscoperta avviato negli anni ’90. Questo lavoro si è avvalso della consulenza dello storico dell’abito tirolese Helmut Rizzolli, ma ha trovato il suo vero motore propulsore nelle rigorose ricerche condotte direttamente dal gruppo e dai suoi pionieri su archivi, dipinti ed ex voto della Valsugana.

In quel periodo fondativo, i soci promotori ricoprivano contemporaneamente il ruolo di membri del primo Consiglio Direttivo dell’associazione. A circa tre anni dalla fondazione, il primo Direttivo maturo decise di compiere un passo strategico fondamentale: l’istituzione formale del Collegio dei Fondatori, concepito come organo garante di controllo, tutela e continuità storica e culturale.

L’istituzione di questo organismo venne sancita ufficialmente con l’inserimento nel Regolamento interno (Art. 9) datato 19 febbraio 1998. Questa lungimirante scelta garantì una conduzione rigorosa: chi guidava operativamente l’associazione si assicurava che la ricostruzione dei costumi di fine ‘700/inizio ‘800 rispecchiasse fedelmente e senza compromessi l’identità visiva della comunità.

Tradizionalmente, il cappello era ad uso esclusivo degli uomini. Tuttavia, verso la fine degli anni ’90, diverse componenti femminili del gruppo espressero il desiderio di disporre di un copricapo anche per la sezione femminile.

A fronte delle richieste pervenute, il Consiglio Direttivo (all’epoca composto dai Fondatori) adottò una soluzione d’emergenza ma rigorosamente regolamentata: concesse in via provvisoria per alcuni mesi, e nei limiti della disponibilità, l’uso del copricapo maschile alle donne interessate. Parallelamente, l’organismo si impegnò ad avviare un’accurata ricerca filologica volta a ideare un copricapo femminile ufficiale.

In linea con lo spirito dell’Art. 9, la futura dotazione del cappello femminile non fu pensata come una concessione generica, ma come un preciso riconoscimento riservato alle donne aventi diritto, ovvero:

  • Componenti ed ex componenti del Consiglio Direttivo;
  • Componenti del gruppo musicale;
  • Membri del Collegio dei Fondatori;
  • Donne con un’anzianità nel gruppo superiore ai 15 anni, riconosciute come vere e proprie depositarie del costume tradizionale.

Come stabilito, ogni modello di cappello femminile — analogamente a quello maschile — deve rispondere a specifiche caratteristiche formali, oggetto di discussione, deliberazione e approvazione congiunta da parte del Consiglio Direttivo e del Collegio dei Fondatori.

Conclusioni

Il cappello acquistato da Germano Carpentari presso la Magnifica Corte Trapp rimane una testimonianza tangibile della passione per il collezionismo locale e del gusto per le antichità alpine. La sua affinità con i copricapi del Gruppo Folkloristico evidenzia come le forme e i colori tradizionali della Valsugana costituiscano un patrimonio figurativo condiviso, vivo ancora oggi grazie al lavoro di ricerca, alla flessibilità guidata e alla solida struttura istituzionale voluta dai Fondatori di Caldonazzo.

SANTINO CIOLA INDOSSA IL TRADIZIONALE COPRICAPO NERO CON CORDONE VERDE/ROSSO CHE SIGNIFICA (UOMO SPOSATO).

Il Collegio dei fondatori – Gruppo Tradizionale Folkloristico di Caldonazzo

  R.S.             

Il costume rappresentativo indossato dal Gruppo Folkloristico di Caldonazzo è il frutto di un’attenta e laboriosa ricerca storica condotta in prima persona dai soci, dalla gente di Caldonazzo, dal Gruppo Folk e dal Consiglio Direttivo, nato e operante in stretta sinergia con il Collegio dei Fondatori (che all’epoca ne costituivano l’ossatura fondamentale).

Attraverso la lettura e lo studio approfondito di oltre una decina di stime dotali, la comunità e il gruppo sono riusciti a ricostruire con grande fedeltà il modo di vestire della gente del luogo tra la fine del Settecento e l’inizio dell’Ottocento.

Oggi questo abito tradizionale, caratterizzato da colori che si sposano brillantemente con il paesaggio della zona di Caldonazzo, è indossato con orgoglio da una trentina di elementi di tutte le fasce d’età.

1. Il Cappello Maschile

Il copricapo maschile è di colore nero e di forma lievemente allungata, una linea tipica della zona di Caldonazzo e dell’Alta Valsugana a cavallo tra il XVIII e il XIX secolo. Ogni cappello è munito di un piccolo contenitore (generalmente in metallo) destinato a ospitare una composizione di fiori o piante di stagione, elaborata secondo il gusto e la creatività individuale.

Il cappello è cinto da un cordone verde con pendente. All’interno del cordone è inserito un filo colorato che rivela lo stato civile o il ruolo della persona all’interno del gruppo:

  • 🔴 Filo o Cordone Verde-Rosso: Uomo sposato (maritato).
  • 🟢 Filo o Cordone Verde: Uomo scapolo (da maritare) dopo i 18 anni.
  • 🔵 Filo Azzurro: Ragazzo sotto i 18 anni.
  • ⚪ Filo o Cordone Verde-Argento: Componente del gruppo musicale / suonatore.
  • 🟡 Filo o Cordone Verde-Oro: Fondatore del gruppo (e suoi discendenti dopo il 18° anno di età).
  • 🎗️ Cordone Oro o Giallo: Presidente in carica.

Il costume femminile si distingue per i dettagli della gonna, sul cui fondo è applicato un nastro colorato. Il colore del nastro (o del fiocco) definisce l’età, lo stato civile o il ruolo nel gruppo:

  • 🔴 Nastro Rosso: Donna sposata.
  • 🟢 Nastro Verde: Donna nubile (da maritare) sopra i 18 anni.
  • 🔵 Nastro Azzurro: Ragazza fino ai 18 anni.
  • 🟡 Nastro / Fiocco Color Oro: Fondatrice del gruppo (o sua discendente dopo il 18° anno di età).

L’abito maschile prevede due tipologie differenti di calzettoni:

  • 🟢 Calzettone Verde: Indossato di norma da tutti i componenti del gruppo folkloristico.
  • ⚪ Calzettone Bianco: Riservato ai suonatori del gruppo o indossato dagli altri membri in occasioni speciali (festività particolari, servizi di rappresentanza, ecc.).