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‘N Giro co’ le “Grègole” – Quando il legno sostituisce il bronzo: la magia del Venerdì Santo a Caldonazzo e la rinascita di un’antica tradizione

Caldonazzo 2004: La rappresentanza del Gruppo Folk con le “Grègole” – da Sinistra: Oscer Dalsass, Renzo Domenico Stenghel, Settimo Zangoni.

Ci sono tradizioni che non appartengono soltanto ai libri di storia, ma al battito profondo della nostra comunità. A Caldonazzo, il Venerdì Santo porta con sé un’atmosfera unica, fatta di silenzio sacro, rispetto e di un suono antico che echeggia tra i vicoli e le contrade: quello delle “grègole” (o trècole).

Fin dai tempi antichi, secondo la tradizione cristiana e popolare della Valsugana, nel Triduo Pasquale — dal Giovedì Santo fino alla veglia della Notte di Pasqua — le campane della chiesa “andavano a Roma“. Venivano legate e tacevano in segno di profondo lutto per la Passione e Morte di Cristo.

In assenza del rintocco delle campane, l’annuncio delle funzioni e lo scandire delle ore venivano affidati al suono secco, cupo e solenne degli strumenti di legno: le “grègole” o “battitrecole“. Tavolette con linguette di legno e ruote dentate che, percosse o fatte girare con ritmo cadenzato, spezzavano il silenzio del paese.

Un tempo, questo rito viveva anche dentro la chiesa: durante i momenti più solenni e bui delle funzioni del Venerdì Santo, i ragazzi del paese percuotevano le panche con i piedi e con piccoli pezzi di legno, facendo un forte rumore per simboleggiare il terremoto e lo sconcerto della natura alla morte di Gesù. Era un’usanza viva e partecipata, documentata anche nelle memorie storiche di Caldonazzo come quelle di Giuseppe Gasperetti (Orme Preziose), nei racconti de I Passi Ritrovati o negli studi del linguista Angelico Prati.

Come molte usanze contadine, con il passare dei decenni anche il battere le grègole rischiava di rimanere soltanto un ricordo sfocato raccontato dai nostri nonni. Ma le tradizioni vive sono quelle che sanno ritrovare gambe e cuori pronti a farle camminare di nuovo.

Grazie all’intuizione, alla passione e all’amore per le proprie radici dei fondatori e primi componenti del Gruppo Tradizionale Folkloristico di Caldonazzo, questa suggestiva usanza è stata tolta dall’oblio e restituita al paese in tutta la sua autenticità.

Con profonda dedizione, pionieri come Renzo Stenghel, Karem Rizzi, Romina Martinelli,Giuseppe Campregher, Santino Ciola, Massimo Ciola, Claudio Ciola, Settimo Zangoni, Chiara Strada, Giusi Capellini, Loreta Demartin, Sara Martinelli, Donatella Marchesoni, Oscar Dalsass — e tanti altri amici che si sono uniti nel tempo — hanno riallacciato i fili della memoria.

Oggi, nel tardo pomeriggio del Venerdì Santo, la magia si rinnova. Sostituendo il suono delle campane, i membri del gruppo precedono la solenne processione ripercorrendo le vie di Caldonazzo. Indossano con orgoglio il costume tradizionale abbinato al caratteristico mantello nero, simbolo del rispetto e del lutto della giornata, e battono le grègole cadenzando il passo.

Il ritmato “clac-clac” del legno risuona tra le case, riportando gli anziani indietro nel tempo e insegnando ai giovani il valore dell’identità locale. È un gesto semplice ma potente: un ponte tra passato e futuro che dimostra come il folklore non sia un insieme di oggetti da museo, ma una comunità viva che custodisce la propria anima.

A chi ha avviato questo percorso, e a tutti coloro che ogni anno continuano a far risuonare il legno per le nostre strade, va il grazie di tutta Caldonazzo.

Per il Collegio dei Fondatori GTF di Caldonazzo Renzo Domenico Stenghel.